Ulivo d'Oro

URSS

Lo specchio

CREDITS

1974,B/N Colour, 35mm, 105'

Regia: Andrej Tarkovskij
Sceneggiatura: Andrej Tarkovskij, Aleksandr Misarin; Scritti Da Arsenij Tarkovskij Letti Da Innokentij Smoktunovskij
Fotografia: (Sovcolor, BN): Georgij Rerberg
Montaggio: Ljudmila Fejginova Andrej Tarkovskij
Musica: Eduard Artem’ev (E Brani Di: Bach, Pergolesi, Purcell)
Suono: Semën Litvinov
Scenografia: Nikolaj Dvigubskij 
Costumi: Nelly Fomina
Interpreti: Margarita Tereceva (Natalja), Filipp Jankovskij (Aleksej), Oleg Jancovskij (Padre), Ignat Danilcev (Aleksej), Anatolij Solonicyn (The Stranger), Nikolaj Grin’ko, Alla Deminova (Liza), Jurij Nazarov, Marja Tarkovskaja, Tamara Ogordnikova, E. Del Bosque, L. Correkher, A. Gutierrez, D. Garcia, T. Pames, Teresa And Tatjana Del Bosque
Produzione:Mosfilm
Direttore di Produzione: E. Vaizberg
Distribuzione: Lab 80 Film

SINOSSI

La storia inizia con il protagonista a letto malato. La forzata immobilità lo induce a ripensare al proprio passato. Ricorda così il padre che abbandonò la madre e questo lo riporta immediatamente alla sua condizione, l’autore infatti sta vivendo una situazione simile a quella vissuta dai suoi genitori. Nel riflesso di uno specchio polveroso, ora, l’autore vede la madre ormai anziana. L’azione prosegue nel presente: l’autore apprende dalla madre la morte di Lisa, una sua vecchia compagna di lavoro degli anni trenta, il periodo nel quale era impiegata presso una casa editrice. Seguono altri ricordi di quegli anni: l’arrivo degli esuli spagnoli, i soldati dell’armata rossa, la morte di Hitler, i festeggiamenti a Mosca per la fine della guerra, la bomba atomica ad Hiroshima, gli incidenti di frontiera sul fiume Ussuri, l’ascesa al potere di Mao in Cina. Intanto l’autore rivede il padre che torna dalla guerra. Si torna al tempo presente assistendo ad una telefonata tra l’autore e la sua ex moglie che gli ha annunciato di volersi risposare con uno scrittore sgradito alla regina. Di nuovo si salta nel passato. L’autore ora ricorda i tempi durissimi della guerra, quando per sfuggire ai bombardamenti lui e la madre erano sfollati lontano da Mosca. Poi l’autore si spinge ancora più indietro nei ricordi: si rivede bambino, rivede la grande casa di campagna, i suoi specchi, il prato sul quale i suoi genitori fanno l’amore, la nonna che cammina in una radura. Poi la macchina da presa si addentra sempre più in una foresta, mentre il tramonto scende lentamente fra gli alberi.

NOTE CRITICHE

Nella rievocazione del passato si intersecano passato e presente, realtà e fantasia, colore e bianconero, rimorsi privati e graffi pubblici. Astruso? No, difficile come lo è spesso la vera poesia. Il quarto film di Tarkovskij continua il discorso dei precedenti: l’infanzia, l’atrocità della storia e della politica, la sua contestazione in nome dell’uomo e dei suoi bisogni, il rapporto tra uomo e natura, la rivalutazione di una terrestre religiosità, il senso di colpa. Tra momenti di incanto, panico e passaggi onirici, si staccano episodi “in prosa”, narrativamente più compatti. “Nel vetro appannato del suo alito spiritualista, la Russia è un lungo dialogo tra storia e memoria”(Stefano Reggiani). L’autore ribadisce la sua idea di cinema: l’arte di scolpire il tempo.(Morandini)